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Un racconto di fantascienza in cui sì, in effetti, alla fine, le AI traducono come (anzi meglio di) noi, scrivono come (anzi meglio di) noi, dipingono come (anzi meglio di) noi, epperò noi intanto ci siamo estinti e quindi le AI delle loro grandi abilità creative non sanno che cazzo farsene, anche perché a loro tutta quest’arte non è che interessi granché.

più di così

Il ragazzo e la ragazza sentirono la voce del padre nell’oscurità.
«Ragazzi, mi sono appena ricordato… ho una notizia bella e una brutta. Quale volete per prima?»
Rispose la figlia. «Togliamoci il pensiero» disse. «Cominciamo da quella brutta.»
Il padre sorrise. Sono bravi ragazzi, decise. I miei figli sono ragazzi a posto. Si girò sorridendo verso le loro teste, che sapeva rivolte verso di lui nel buio, e dubitò di potersi mai sentire… non meglio, ma più di così.
«Ho mentito» disse. «Non c’è nessuna brutta notizia.»

Amy Hempel
Ragioni per vivere
Traduzione di Silvia Pareschi
SEM, 2019

Possibile che Amy Hempel sia la migliore autrice* vivente di racconti?
Possibile che Amy Hempel sia la migliore autrice vivente di racconti.

*uomini compresi?
uomini compresi.

“I mangiapianeta”

Kilgore Trout ha scritto un racconto di fantascienza intitolato “I mangiapianeta”. Parlava di noi, ed eravamo il terrore dell’universo. Eravamo come delle termiti interplanetarie. Ogni volta che arrivavamo su un pianeta ce lo pappavamo e morivamo. Ma prima di morire mandavamo sempre delle navicelle spaziali a creare minuscole colonie da qualche altra parte. Eravamo una malattia, perché i pianeti non andavano abitati per forza con una distruttività così spaventosa. È facile prendersi cura di un pianeta.

Un racconto di Kilgore Trout citato in
Kurt Vonnegut, Quando siete felici fateci caso
Traduzione di Assunta Martinese e Martina Testa
Bompiani, 2022

vanità

Mark David Champman: «Lei cosa avrebbe fatto, di fronte a una folla esultante?».
Alfredo Palomba: «Non vedo perché mai una folla dovrebbe esultare di fronte a me, signor Chapman».
MDC: «Non è questo lo scopo di voi scrittori, signor Palomba? Che qualcuno esulti davanti alle cose che scrivete? O che perlomeno le apprezzi? Non è per l’apprezzamento degli altri che perdete tutto quel tempo a scrivere?».
AP: «Mi sembra un modo semplicistico per definire la questione».
MDC: «Certo, semplicistico. Forse persino cinico. Io ho ammazzato un uomo a sangue freddo, signor Palomba, come lei e tutto il resto del mondo sapete bene. Ho ammazzato un uomo a sangue freddo poche ore dopo aver conosciuto suo figlio di cinque anni. Immagino che una cosa del genere sia indice di un certo cinismo. Ho passato in galera più di quarant’anni, probabilmente ci resterò finché campo. Ma non cambia la mia convinzione che voi scrittori vi mettiate a scrivere anzitutto per vanità».

Alfredo Palomba
La piccola gente
Tetra, 2022

risvolti catastrofici

Ho spesso fantasie di questo tipo. Un’amica psicologa mi ha spiegato che si chiamano pensieri intrusivi: immagini che si insinuano nella mente contro la nostra volontà e che non riusciamo a gestire o eliminare. È un’ossessione incontrollabile. Mi appaiono queste orrifiche visioni all’improvviso, in qualsiasi momento del giorno o della notte: mentre guido, mentre mangio, mentre scrivo e a volte persino mentre parlo con le persone. Sono ologrammi fulminei dal risvolto catastrofico. Pare che i pensieri intrusivi siano causati da un sovraccarico emotivo della memoria, una parte di noi o un problema che ci sforziamo di reprimere e che si esprime in questo enigmatico modo.

Francesca Mattei
Il giorno in cui diedi fuoco alla mia casa
Pidgin, 2021

l’opacità

Per un malato di depressione la visione è netta, senza nebbie. Una persona non affetta da depressione invece ha una visione sfocata, lavora di fantasia, interpreta, completa le forme come un bambino alle prese con i primi esercizi di geometria. L’opacità è dei sani. Lo è perché il non vedere l’esatta forma delle cose è il dispositivo di natura attraverso il quale ci salviamo da noi stessi. Mentre io, ora, con la mia visione limpida, con la visione del tubo di gomma, non posso più salvarmi, posso solo condannare me stesso.

Andrea Pomella
L’uomo che trema
Einaudi, 2018