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tuo padre che affoga

Cosa fanno le persone quando non le stiamo guardando?
In pubblico fingiamo tutti così tanto che non c’è modo di sapere quel che succede quando torniamo a casa, la serratura scatta, e restiamo soli con le nostre cose, i nostri difetti, i nostri odori.
Vale per tutti quanti, in qualsiasi momento.
Vale anche per me, quando venduti gli ultimi biglietti per uno spettacolo apro la porta dello sgabuzzino e poi me la chiudo alle spalle.
Cosa ci sarà là dentro? pensano gli ultimi spettatori mentre entrano in sala, ma probabile sia un pensiero fugace, perché poi il buio della sala se li inghiotte, e comincia il film.

(incipit di Tuo padre che affoga, un mio racconto appena pubblicato su minima&moralia, qui)

stramusone

Periodicamente, sui social, mi capitano gli annunci di uno che neanche so come si chiama, fa il motivatore, o il coach, una roba così, insomma quello lì vuole a tutti i costi che io scopra i miei talenti, che io accetti la sua challenge – se mi capitano gli annunci ci sarà un motivo, forse l’algoritmo avrà capito che sono una persona insicura, chi lo sa – ma comunque ogni volta che lo vedo, quello lì, sogno di accettare la sua challenge, e di scoprire che il mio talento, pensa un po’, era proprio quello di smascherare i ciarlatani e dar loro uno stramusone davanti a una classe di insicuri come me, così dopo magari anche lui avrà bisogno di qualcuno che lo motivi per riprendersi dall’umiliazione dello stramusone che ha demolito la sua immagine; così siamo pari.

l’aria di Voltolini

Ho letto “Forme d’onda” qualche anno fa, ho finito “Il Giardino degli Aranci” da pochi giorni, e mi stavo incapricciando di scrivere qualcosa sulla fascinazione di Voltolini per l’aria. Quella che rapisce gli aeroplanini di carta in uno strepitoso racconto di “Forme d’onda”, quella che si riempie di odori nel “Giardino” (la cosa non sorprende, visto il ruolo quasi insostituibile che l’olfatto ha nella formazione dei ricordi; eppure Voltolini sorprende lo stesso, per come li descrive, per come li combina).
Poi mi sono reso conto che c’era poco metodo in quel che volevo scrivere, e parecchia confusione – mi succede spesso, con gli autori che mi piacciono: mi mandano in confusione. Perché il discorso non riguardava solo l’aria in sé, a ben vedere, ma anche e più in generale gli spazi vuoti, le intercapedini, soprattutto quelle tra le persone. L’educazione erotico/sentimentale al rallentatore di Nino Nino, il protagonista del “Giardino”, in fin dei conti è proprio questo: un continuo mettere alla prova lo spazio tra sé e le ragazze, dilatandolo e diminuendolo, con fughe e riavvicinamenti, per provare a capire come lo spazio reagisce alle sollecitazioni.
Ancora indeciso se scrivere questa cosa o no, mi sono procurato una copia di “Rincorse”, e mentre aspettavo di riceverla continuavo a rimuginarci su. L’aria gli odori gli spazi le intercapedini, uhm.
Poi la copia è arrivata, e l’incipit è:

«Alligna davvero in un suo anfratto pulito e attende aspetta due cose…»

Non so se ci tornerò su in futuro, ma comunque aggiorno la lista: l’aria gli odori gli spazi le intercapedini gli anfratti. E nel frattempo, consiglio a chi non l’abbia già fatto di leggere Voltolini. È un autore che a me fa bene, magari anche a voi.

novissimo corso di alimentazione

Lezione 1: l’importanza delle bevande, spiegata da un treenne

«Bene, adesso è tardi, spegniamo la luce e si dorme».
(click)
«Papà».
«Dimmi».
«Vero che se uno mangia un verme poi deve bevere?».
«Ma che domanda è, non saprei, in che sens…».
«Certo che deve, per mandare via il sapore del verme».
«D’accordo, bere quando si mangia un verme. Ora dormi».
«…».
«…»
«Papà».
«DIMMIH».
«Ti adoro».
«Anche io, (piccolobastardoricattatoreemotivo), anche io».

oh Io!

«Lo vedi che sono degli stronzi?».
«Signore, non dite così».
«Lo dico eccome, non passa giorno che non lo dimostrino. Guarda quelli, guarda guarda guarda! Non ci si crede. Ma è stata colpa anche Mia, oh sì, ho fatto almeno un errore imperdonabile».
«Ma Voi siete infallibile…».
«Ma falla finita, che non ci credi neanche tu… Che Io sia infallibile lo dicono loro, che infatti sono fallibili e lo dimostrano dicendolo. Non sono infallibile, non sono onnipotente né onnisciente, sono solo eterno, e fa una bella differenza. Accidenti a Me e al peccato originale».
«La mela, intendete?».
«Ma no, ma quale mela, quella era solo un’allegoria. Quando gli ho parlato di peccato originale intendevo il Mio, sono loro che hanno frainteso. Io intendevo la scelta di dargli il libro arbitrio, quello è stato il peccato originale originale. Tornassi indietro non lo rifarei. Pensa come sarebbe bello se facessero solo quello che è previsto per loro, immaginati l’ordine, la geometria della predestinazione».

Continua a leggere “oh Io!”

novissimo corso di lingua inglese

Lezione 1: impara nomi (e cognomi) dei cibi con un treenne

«Adesso spegniamo la luce e si dorme».
«…»
«…»
«Papà».
«Dimmi».
«Ma le patatine del McDonald’s come si chiamano?».
«Sono patatine, non hanno nome, se le devi chiamare le chiami patatine».
«Sì, ma di cognome?».
«Patatine McDonald’s».
«Papà».
«DIMMIH».
«E in inglese come si chiamano?».
«Chips, fries, non lo so, come ti pare».
«Sì, ma di cognome?».