con la bocca e coi denti

Non so se sia una cosa che capita solo a me, comunque: a furia di analizzarlo mi sono reso conto che l’amore per i figli – ma forse amore è impreciso, incompleto, forse meglio: gioioso e non del tutto razionale ottundimento, fino alla quasi completa obliterazione del sé – non sia una roba che comincia con la loro nascita e poi si può considerare assodata. No no no, per me non funziona mica così. Funziona piuttosto a strappi, a ondate, con un meccanismo per cui ciclicamente arriva un momento in cui ti dici Ok, ormai sono spacciato, dissolto nel qualsiasi-cosa-purché-tu-stia-bene-e-io-poi-bo-vediamo, più di così mi sa che è impossibile, ti dici. E poi passa un po’ di tempo, e se prima per i figli avresti dato le gambe adesso ma prego ecco anche le braccia, ci mancherebbe, gli arti in fondo sono sopravvalutati, mi arrangerò a far tutto con la bocca e coi denti. E non so mica quand’è che finisce questa roba qua, anche perché a un certo punto non so bene cosa ti resti da offrire in pegno. Quello, vediamo. Però ne vale la pena, di questo sono piuttosto sicuro.

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