morire per primo

Non avevamo mai discusso le ragioni del declino che papà sembrava essersi andato a cercare, e che era durato vent’anni. Forse il prossimo Natale sarebbe toccato a me aprire e chiudere un argomento gigantesco con una battuta. Forse mentre attaccavo cartoline sul sughero e sul caminetto, e lei disponeva i cracker ai lati del piatto, le avrei detto: «Senti, tu lo sai cos’è successo a papà, vero?».
Perché in realtà non era cosi misterioso. Quando il giorno delle nozze papino si era alzato in piedi, e aveva giurato di restare con sua moglie fino a che morte non li avesse divisi, doveva aver pensato che l’esito fosse scritto. Avendo undici anni più di lei, si sentiva al sicuro. La morte si sarebbe presa lui, e lei avrebbe continuato da sola. Il caso contrario non era contemplato.
Poi, quando nel 1975 mamma era stata ricoverata, doveva aver pensato che forse tutto scritto non era, una rivelazione da cui non si era più ripreso. Da li in poi, era stato un uomo diverso. Non che avesse deciso di morire, non in questi termini, ma di andarsene per primo sì. Quindi si era messo al riparo dal rischio di dover affrontare la vita senza di lei. E pazienza se avrebbe fatto di peggio, prima di lasciarla sola.
Con un po’ di fortuna mi sarebbe bastato dire: «Lo sai cos’è successo a papà, vero?». E lei, senza neanche alzare gli occhi, mi avrebbe risposto: «Certo, ha deciso di morire per primo».

Adam Mars-Jones
Box Hill (2020)
Traduzione di Matteo Codignola
Orville Press (2023)

bambini

Il sensitivo disse che avrei avuto due figli.
Scuoto la testa. So che i bambini non devono essere lasciati soli. Neanche per un minuto. Ma dopo un po’ penso: cosa può succedere a un bambino nel tempo che impiego per correre all’angolo a prendere un cappuccino da asporto? E così lo faccio, corro all’angolo e prendo il cappuccino. E poi penso che lì accanto c’è quel negozio che ha in saldo i guanti di pelle. Davvero, penso, sono solo un paio di isolati. Così vado al negozio e compro i guanti. E poi mi viene in mente: da quanto tempo non vado al cinema! Uno spettacolo pomeridiano! Così faccio anche quello. Vado al cinema. E quando esco, mi rendo conto che sono passati anni dall’ultima volta che sono stata a Parigi. Anni. Cosi vado a Parigi, torno tre mesi dopo e trovo uno scheletro nella culla.
Nessuno mi ha mai detto che ci so fare con i bambini.

Amy Hempel
Ragioni per vivere
Traduzione di Silvia Pareschi
SEM, 2019

festa in maschera

So che nel 1746 il governo svedese rese illegale possedere ogni accessorio del caffè, inclusi piattini e tazzine, per la convinzione di re Gustav III che tè e caffè facessero male. Il re ordinò addirittura uno studio su due fratelli gemelli condannati a morte: per entrambi il giudizio fu convertito a condanna all’ergastolo, a patto che uno dei due bevesse tre tazze di tè al giorno, per sorvegliarne la condizione, e l’altro tre di caffè. Per la cronaca, il primo a morire non fu quello del tè, che morì a ottantatré anni, né quello del caffè, che morì ancora dopo, sopravvivendo a tutti i dottori; ma il re, assassinato nel 1792 durante una festa in maschera.

Ivano Porpora
Nero & bollente
UTET, 2023

la pecora nera

In un lontano paese visse molti anni fa una Pecora nera.
Fu fucilata.
Un secolo dopo, il gregge pentito le innalzò una statua equestre che stava molto bene nel parco.
Così, in seguito, ogni volta che apparivano pecore nere, esse venivano rapidamente passate per le armi, perché le future generazioni di pecore comuni potessero esercitarsi anche nella scultura.

Augusto Monterroso
La pecora nera e altre favole
Traduzione di Maria Teresa Marzilla
Sellerio, 1980

(recentemente ripubblicato da Occam)

collezioniste di sacrifici

Guarda in su e sputa il fumo della sigaretta verso un cielo grigio come i cagnolini che si chiamano Briciola o Fiocco e accompagnano le vecchiacce che quando la incontrano per strada la fermano e le chiedono Come sta la mamma? Come sta papà? E Teresa cantilena delle aritmie materne e descrive le nuvolaglie mentali paterne, e dai cagnolini sale una puzza di rancido che s’intuisce già a vederli da lontano e da vicino ti prende la gola. Le vecchiacce annuiscono e invidiano: com’è brutto diventar vecchi, i tuoi son fortunati, meno male che ci sei te, che li guardi e li aiuti. Ma gli occhietti all’ingiú delle vecchiacce subito si spalancano e luccicano, non è per disgrazia se loro vivono da sole con Briciola o Fiocco, o addirittura con un marito svaporato e tuttavia in grado di sfondare il divano, piú un corredo di malattie a maggioranza finte, no no no. Loro sono da sole perché Dio le ama, le tiene in pieno riguardo, ricompensa senza economia il loro martirio di madri-collezioniste di sacrifici ben visibili, ben riconoscibili, tutti li hanno visti i loro sacrifici, perché i loro, di figli, sono lontani e di successo, a Londra, a Berlino, uno persino a New York. Come fanno, poverini, a occuparsi dei genitori? Lavorano tantissimo. Hanno famiglie internazionali. Invece tu, Tére. Lo dice sempre la tua mamma, che a te certe cose non interessano, che stai bene cosí, sei una personcina tranquilla, riservata, hai preferito cosí, hai scelto cosí, non avevi voglia di sposarti, certe cose non ti interessano, non avevi voglia di andar via, sei per le cose semplici, ti accontenti, sei modesta, sei tanto sensibile, Tére. E quando le vecchiacce sono di buonumore, piene di energia e la voglia di vincere spurga come lacrime viscose, cavano il cellulare dalla borsa e scorrono le foto, a beneficio di Teresa: foto di figli incravattati, foto di figlie con i tacchi, foto di nipoti che più intelligenti di cosí non si può. Bon, si è fatto tardi, vieni Briciola, vieni Fiocco, lascia stare il cadavere di Teresa…

Marta Cai
Centomilioni
Einaudi, 2023

oppure nessuno

Hailey era ancora sola. Non si era fatta nemmeno un animale, né un cane né un gatto né un canarino. Gli animali erano compagnie di ripiego, e lei ne avrebbe avute di vere, oppure nessuna. Aveva letto da qualche parte, parecchio tempo prima, che la solitudine non era una cosa triste ma una fase vitale e di trasformazione, di preparazione all’amore. Non ci credeva più. Ma se lo ricordava ancora.

Daniel Orozco
Semplici legami, in Orientamento (2011)
Traduzione di Emanuele Giammarco
Racconti Edizioni, 2021

stirare

È ridicolo parlare di temporanea infermità mentale quando un individuo uccide la persona che l’ha vessato per anni: temporanea infermità mentale sarebbe entrare di nascosto a casa di qualcuno e stirargli tutte le camicie, mentre uccidere il tuo nemico al culmine della disperazione è puro istinto di sopravvivenza.

Mauro Maraschi
Rogozov
Terrarossa, 2021

onestà intellettuale

Non è semplicemente ammettendo la propria animosità che questa smette di essere quello che è, un sentimento inutile se non dannoso. Dunque, va bene, va male, non so, ne esco poco dignitosamente, ma non mi è possibile continuare senza ammetterlo, ho questo difetto dell’estrema e autolesionistica onestà intellettuale, un modo elegante per dire che sono un babbo di minchia.

Marco Drago
Innamorato
Bollati Boringhieri, 2023

più di così

Il ragazzo e la ragazza sentirono la voce del padre nell’oscurità.
«Ragazzi, mi sono appena ricordato… ho una notizia bella e una brutta. Quale volete per prima?»
Rispose la figlia. «Togliamoci il pensiero» disse. «Cominciamo da quella brutta.»
Il padre sorrise. Sono bravi ragazzi, decise. I miei figli sono ragazzi a posto. Si girò sorridendo verso le loro teste, che sapeva rivolte verso di lui nel buio, e dubitò di potersi mai sentire… non meglio, ma più di così.
«Ho mentito» disse. «Non c’è nessuna brutta notizia.»

Amy Hempel
Ragioni per vivere
Traduzione di Silvia Pareschi
SEM, 2019

Possibile che Amy Hempel sia la migliore autrice* vivente di racconti?
Possibile che Amy Hempel sia la migliore autrice vivente di racconti.

*uomini compresi?
uomini compresi.