Non avevamo mai discusso le ragioni del declino che papà sembrava essersi andato a cercare, e che era durato vent’anni. Forse il prossimo Natale sarebbe toccato a me aprire e chiudere un argomento gigantesco con una battuta. Forse mentre attaccavo cartoline sul sughero e sul caminetto, e lei disponeva i cracker ai lati del piatto, le avrei detto: «Senti, tu lo sai cos’è successo a papà, vero?».
Perché in realtà non era cosi misterioso. Quando il giorno delle nozze papino si era alzato in piedi, e aveva giurato di restare con sua moglie fino a che morte non li avesse divisi, doveva aver pensato che l’esito fosse scritto. Avendo undici anni più di lei, si sentiva al sicuro. La morte si sarebbe presa lui, e lei avrebbe continuato da sola. Il caso contrario non era contemplato.
Poi, quando nel 1975 mamma era stata ricoverata, doveva aver pensato che forse tutto scritto non era, una rivelazione da cui non si era più ripreso. Da li in poi, era stato un uomo diverso. Non che avesse deciso di morire, non in questi termini, ma di andarsene per primo sì. Quindi si era messo al riparo dal rischio di dover affrontare la vita senza di lei. E pazienza se avrebbe fatto di peggio, prima di lasciarla sola.
Con un po’ di fortuna mi sarebbe bastato dire: «Lo sai cos’è successo a papà, vero?». E lei, senza neanche alzare gli occhi, mi avrebbe risposto: «Certo, ha deciso di morire per primo».

Adam Mars-Jones
Box Hill (2020)
Traduzione di Matteo Codignola
Orville Press (2023)