Si chiamava Goldfields, era una città fantasma: i saloon sprangati con le assi, cento abitanti. Le sorgenti d’acqua erano contaminate dall’arsenico, lo sono ancora. Questo l’abbiamo scoperto dopo. La matrigna di Jim aveva il cancro, forse per l’arsenico nell’acqua. Il padre di Jim stava vendendo la sua collezione di monete un po’ per volta per pagarle le cure mediche. Lei è peggiorata e lui l’ha messa su un aereo per l’ospedale oncologico, ma era troppo tardi. È morta.
Due settimane dopo, hanno mandato un messaggio a Jim riguardo al padre: c’è un’emergenza medica, vieni subito. Abbiamo guidato per trentasei ore di fila. Ma quando siamo arrivati era morto anche lui.
Non avevamo idea che esistesse una cosa che si chiama: tariffa scontata per lutto. Avevamo già attraversato cinque Stati in macchina quando qualcuno ce ne ha parlato. Jim ha detto: “Abbiamo già guidato tanto, tanto vale continuare”.
Dopo ventiquattro ore gli è venuto sonno e mi ha lasciata guidare. Ma lui non riesce a dormire in macchina, quindi dopo tre ore si è rimesso al volante. Alyce continuava a mandarci messaggi sul telefonino chiedendoci di tornare a casa. Le ho detto di fare i compiti e smettere di preoccuparsi. Non aveva idea di quanto fossimo lontani.
Dove siete?, continuava a dire. Pensava che fossimo in New Jersey. Dove? In Nevada?, continuava a chiedere.
Va’ a prendere una cartina, ho detto io.
Non sapevamo cosa avremmo trovato una volta arrivati lì.
Lisa, la sorella di Jim, quella che io chiamo la cercatrice d’oro, aveva guardato dappertutto in cerca di quel che restava delle monete, voleva più soldi perché si era occupata di lui. Ha detto che non aveva soldi per seppellirlo. Ha detto che dovevano usare i soldi delle tasse per cremarlo.
Quando siamo arrivati lì, continuavamo a trovare monete in giro per casa. Mucchi di monete. Lisa, la cercatrice d’oro, non le aveva trovate. Non aveva saputo dove cercare. Si è portata via tutte le armi, però, prima che arrivassimo noi.
L’altra sorella di Jim, l’esecutrice del testamento, ci ha detto (dal New Jersey) di raccogliere tutti i suoi documenti. Jim non ce la faceva, non era in grado. Entrava in camera del padre, si sedeva e rimaneva immobile. Non riusciva a fare altro. Alla fine l’ho fatto io. Lo conoscevo, ma non eravamo così intimi. Ho guardato tutti i documenti, li ho divisi, separati per anno.
Ho detto a Lisa: “Dovresti vedere uno psichiatra; dopo essergli stata così vicina, l’unica cosa che vuoi è la sua collezione di monete? Perché non l’hai presa prima che morisse?”.
Lei pensava di dover ricevere di più perché si era occupata di lui. Ma non era scritto così nel testamento.
Abbiamo guidato trentasei ore di fila anche al ritorno. Investire il cervo tornando a casa è stata l’ultima goccia per Jim. Si è messo a imprecare.
L’altra sorella, l’esecutrice, voleva che andassimo in New Jersey. Jim continuava a dire no, vogliamo tornarcene a casa. Lei insisteva perché ci andassimo. Alla fine lui ha detto che saremmo andati. È stato quando eravamo in Pennsylvania e abbiamo preso lo svincolo per il New Jersey che abbiamo investito il cervo. La macchina era a noleggio, quindi abbiamo dovuto aspettare la polizia per fare denuncia. Si era rotto un fanale. Costava mille dollari ripararlo. L’assicurazione non l’avrebbe pagato perché c’era una franchigia di mille dollari.
Jim voleva soltanto la fibbia di una cintura che glielo ricordasse. La fibbia d’argento di una cintura. Io ho detto alla sorella, la cercatrice d’oro: “Dovresti andare da uno psichiatra”.
Il padre di Jim teneva un distributore d’acqua fredda in casa. Mi sono sempre domandata perché lo tenesse. Adesso lo so.

Lydia Davis, La cercatrice d’oro di Goldfields
in Osservazione sulle faccende domestiche
Traduzione di Adelaide Cioni
Mondadori, 2022