avvertenze

Stavo cercando le sigarette nel cruscotto e l’ho visto solo quando ho tirato su la testa, una macchia scura che mi si stava infilando sotto le ruote.
Dopo, ci ho messo un po’ a capire che fosse un tasso.
La ruota gli aveva spalmato il corpo sull’asfalto, ma la testa era ancora integra e aveva uno sguardo molto vispo. Uno sguardo che avrei voluto avere anche io, nei miei ultimi secondi di vita.
Il pelo bianco era imbevuto di sangue e interiora, quello nero lucidissimo di luna.
Stavo per chiudergli gli occhi, poi mi è venuto in mente quello che si dice delle malattie e degli animali selvatici, così ci ho rinunciato. Ho rinunciato anche a prendere quello che restava del tasso e spostarlo fuori dalla carreggiata. Non che volessi seppellirlo, ma almeno mi sarebbe piaciuto evitare che la prossima macchina gli fracassasse anche la testa.
Avevo ancora in mano il pacchetto di sigarette, ne ho tirata fuori una e sono rimasto ancora un po’ lì, a fumare chino di fianco a lui.
Mi sembrava doveroso, un modo per chiedergli perdono, una specie di piccolo funerale.
Sul pacchetto di sigarette c’era scritto: Il fumo causa cecità.
Sull’altro lato, c’era scritto: Il fumo uccide.

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