una cazzo di maschera

“Sono nata nel pomeriggio. I miei non hanno avuto altri figli.”
“Che ora è?”
“Sono quasi le cinque.”
“Si preannuncia una lunga giornata.”
“Non per me. Dormirò.”
“Come tutti quelli che lavorano di notte.”
“Erano cattolici” proseguì lei, “ma probabilmente usavano qualcosa per non avere figli. In qualche modo deve essere stato così. Forse sono la figlia di un diaframma difettoso. Il più delle volte mi capita di sentire che questa è la verità.”
“E che sensazione sarebbe?”
“È come se mi fossi introdotta di nascosto in un cinema e stessi aspettando che la maschera mi venisse a prendere.”
“Puoi sempre dirgli di levarsi di torno.”
“No,” disse lei “non posso dirlo a questa maschera.”
“Stai parlando della morte?”
“No.”
“Di cosa allora?”
“Non lo so. So solo che è una cazzo di maschera.”


Andre Dubus

Attesa, in Il padre d’inverno

Traduzione di Nicola Manuppelli

Mattioli 1885, 2012

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