Il 21 ottobre 1995 io e alcuni amici – belli e giovani come dèi, forti come puma – si va a vedere il concerto dei Red Hot Chili Peppers a Milano. Non ricordo come, ma abbiamo sgraffignato dei biglietti omaggio; c’è scritto sopra Tribuna stampa, ma noi disobbediamo e scendiamo in platea. Perché siamo rock. Comunque, è il tour di One Hot Minute, non c’è Frusciante che è disperso da qualche parte, al suo posto c’è Dave Navarro. La sbornia di Blood Sugar Sex Magik forse è un po’ scemata, ma c’è un pubblico bello tosto. A fare da spalla, un giovane dee jay, che parte un poco timido e ha la malaugurata idea di proporre musica che potremmo a spanne definire dance. Immaginatevi il pubblico rock come la prende, la cosa più carina che lo smilzo dee jay si sente dire è: Vattene pezzo di merda! E lui, mogio mogio, finisce il set e se ne va. Escono i RHCP, il palazzetto esplode (di concerti ne ho visti, ma in quanto a pogo selvaggio quello è stato uno dei più crudi), suonano per un’oretta, vanno dietro le quinte. Quando tornano indossano il tradizionale calzino sulle pudenda (potrei sbagliare, ma Flea forse non ha neanche quello ed è vestito solo del basso). Ora, il dee jay nel frattempo si sarà leccato le ferite, avrà forse maledetto questi stronzi italiani che lo hanno cacciato, tutto potrebbe finire lì. E invece no, perché contagiato dall’entusiasmo anche lui indossa il calzino penico, ed esce a saltare sul palco. Mal gliene incolse: di nuovo insulti, pernacchie, Vattene pezzo di merda.
Lì per lì, devo dire, mi fa molta pena.
Poi passa qualche anno e me lo ritrovo in testa più o meno a tutte le classifiche planetarie. Non escludo che ogni tanto ripensi agli stronzi italiani, e dica tra sé: chi è che fischia adesso, eh? EH? Il dee jay si chiama Richard Melville Hall, in arte: Moby.
La morale di questa storia? Non ne ho la più pallida idea.